(Le informazioni presenti in queste pagine sono relative all'edizione GIUGNO 2008)
9. INDIVIDUAZIONE DEI SETTORI A MAGGIORE INTENSITA' DI CRESCITA IN PROVINCIA DI TREVISO: UNA SINTESI
La nascita di nuove imprese è soggetta a rischio, sia per le difficoltà iniziali e per l'incertezza insita in ogni attività economica, sia anche perché spesso si scelgono settori già abbondantemente saturi o caratterizzati da una concorrenza molto agguerrita. Le nuove iniziative imprenditoriali sono principalmente rivolte alle attività semplici e tradizionali (commercio al dettaglio, attività di ristorazione, servizi alla persona, attività immobiliari, ecc..) dove non può che esserci un elevata concorrenza ed un eccessiva offerta nel mercato e che quindi registrano tassi di sopravvivenza modesti per le nuove imprese, conseguentemente ad una diffusa morte precoce.
Esistono, al contrario, settori in promettente sviluppo, i quali, sebbene esigano una preparazione iniziale maggiore dei soggetti e dei mezzi produttivi per avviare un'impresa, certamente permettono un consolidamento nel mercato più facile e senza traumi.
Per fornire alcune indicazioni al riguardo, vengono qui di seguito individuati i settori che attualmente presentano i migliori trend nel periodo considerato (2003-2007) in termini di crescita del numero di imprese. L'avvertenza, obbligatoria, è che un trend - ricavato da dati storici - non va confuso con le reali prospettive di crescita futura, che possono dipendere da repentini cambiamenti di scenario o di mercato, ad oggi imprevedibili.
Da questa analisi dei migliori tassi di aumento del numero di imprese emerge che i settori interessati sono essenzialmente quelli legati all'Information and Communication Technology (ICT) nell'accezione dettagliata in nota, oltre all'industria dell'editoria, alla fabbricazione di macchinari ed autoveicoli, e nel recupero e preparazione dei rifiuti per il riciclaggio.
Certamente questi settori richiedono, per iniziare, una preparazione specialistica e/o mezzi consistenti, ma bisogna considerare che:
- un'attività tradizionale satura abbisogna comunque di forti innovazioni e capitali per vincere la concorrenza;
- la preparazione specialistica nei settori in sviluppo oggi è più facile con la presenza di numerose fonti informative e con l'assistenza di esperti e società di consulenza;
- i mezzi produttivi ed i conseguenti investimenti non sono quasi mai eccessivi in settori innovativi, ove prevale il fattore conoscenza ed ove impianti ed attrezzature possono essere acquisite in affitto.
Al fine di individuare i settori ad alta intensità tecnologica che sono stati interessati da tassi di crescita consistenti, ci siamo basati sulla classificazione dell'International Standard Industrial Classification, terza revisione, che permette di isolare il settore ICT dal complesso dei settori economici
(nota 1); all'aggregato abbiamo affiancato alcuni settori del manifatturiero, fuori ISIC, comunque interessanti per le dinamiche di crescita registrate nel periodo considerato.
L'indicatore di crescita utilizzato è la variazione del numero delle imprese intercorso dal 2003 al 2007
(nota 2).
Per l'ICT abbiamo aggiunto, a corredo, l'ultimo
aggiornamento dell'interscambio commerciale per il settore al
30 giugno 2007 e l'analisi condotta sui tassi di sopravvivenza delle imprese trevigiane nel periodo 1999-2004.
Il primo indicatore preso in considerazione è la
consistenza delle imprese attive in provincia di Treviso per il
settore ICT, per il periodo 2003-30.06.2007 con le relative variazioni percentuali; tale consistenza è confrontata con la situazione a livello Italia, che ci permette di capire gli assi lungo i quali si sviluppa il settore ICT per i due livelli territoriali, facenti perno sulle seguenti attività:
- fabbricazione di apparecchiature per l'informatica e le comunicazioni;
- telecomunicazioni;
- fornitura di software;
- elaborazione elettronica dei dati.
Nel complesso il settore ha registrato, in provincia di Treviso, dal 2003 ad oggi un incremento di imprese pari al
10,8% contro il
6,5% a livello nazionale; stabile rimane invece il peso % del settore ICT Treviso sul settore ICT Italia (
1,5%, come nel 2003).
Se analizziamo in dettaglio i segmenti produttivi più importanti all'interno dell'ICT, per consistenze e dinamiche, si delinea, in base alla variazione assoluta del numero delle sedi di impresa attive in provincia di Treviso nel periodo 2003 - 30.06.2007, il quadro seguente:
- Fornitura di software con +67 sedi di impresa e con una variazione del +19,5%;
- Elaborazione di dati con +67 sedi di impresa e con una variazione del +13,2%;
- Elaboratori per l'informatica con +6 sedi di impresa e con una variazione del +12,8%;
- Apparecchiature di controllo dei processi industriali con +8 sedi di impresa e con una variazione del +30,8%;
- Telecomunicazioni con +92 sedi di impresa e con una variazione del +340,0%.
Va ricordata la peculiarità del settore ICT trevigiano: vale a dire la sua prossimità alle esigenze dell'industria manifatturiera, con particolare riferimento all'automazione ed al controllo dei processi industriali.
Nei primi anni del 2000 questo settore ha indubbiamente conosciuto un boom di crescita con una variazione dal 1999 al 2003 del+36,9%, dovuto anche ad adeguamenti informatici "necessari" che hanno coinvolto trasversalmente tutti i settori. L'incremento più contenuto del periodo 2003-2007 è comunque a due cifre segnale che il settore ha ancora buoni margini di sviluppo, soprattutto nei segmenti segnalati.
Al di fuori del settore ICT, è utile menzionare le dinamiche di espansione, in termini di numero di imprese, che hanno interessato altri settori dell'industria manifatturiera trevigiana. In particolare:
- DE22: Editoria, stampa e riproduzione di supporti registrati
- DK29: Fabbricazione di macchinari ed apparecchiature meccaniche
- DM34: Fabbricazione di autoveicoli, rimorchi e semirimorchi
- DM37: Recupero e preparazione per il riciclaggio
Per la divisione Ateco
DE22 segnaliamo la crescita del segmento
DE 22.24 relativo alle lavorazioni preliminari alla stampa con
+14 sedi di impresa.
Per la divisione Ateco
DK29 segnaliamo la crescita che ha interessato i seguenti segmenti:
- DK 29.23: fabbricazione di attrezzature per la refrigerazione e la ventilazione ad uso non domestico con +15 sedi d'impresa;
- DK 29.30: fabbricazione di macchine per l'agricoltura e la silvicoltura;
- DK 29.4: Fabbricazione di macchine utensili con +45 sedi d'impresa;
- DK 29.53: Fabbricazione di macchine per la lavorazione di prodotti alimentari, bevande e tabacco, con +27 sedi d'impresa.
In questa analisi non è stato considerato il settore delle costruzioni, nonostante abbia registrato nel corso di questi anni un crescente numero di imprese passando da 11.718 del 2003 ad oggi con 13.311. Tale scelta è stata fatta perchè osservando in dettaglio la serie storica si può ipotizzare che la crescita massima del settore sia già stata registrata, con una conseguente buona saturazione del mercato.
Il commercio estero nei primi sei mesi del 2007
Nei primi sei mesi del 2007 il valore dell'export provinciale è cresciuto del +9,6% rispetto allo stesso periodo del 2006. Solo Belluno, in Veneto, trainata dall'occhialeria, fa meglio (+19,3%). Peraltro, se si pensa che a marzo la variazione dell'export trevigiano, sempre su base annua, era stata del +5,3%, si può cogliere immediatamente quale accelerazione sia occorsa nella parte centrale dell'anno.
In valori assoluti l'export trevigiano passa da 4.488 a 4.919 milioni di euro, tale da confermare la provincia all'ottavo posto in Italia per valore degli scambi in uscita. Il saldo commerciale si posiziona a 2.019 milioni di euro, ponendoci al 6° posto in Italia, secondi in Veneto dopo Vicenza, avvantaggiata dal distretto orafo.
L'export regionale cresce anch'esso in modo consistente (+8,1%), ma ancor più positiva risulta la variazione delle esportazioni in Italia (+11,6%). Dietro questo importante risultato nazionale sono da segnalare le
performance di province quali Brescia (+15,9%), Bergamo (+13,3%), Bologna (+15,1%), Reggio Emilia (+12,9%), per fermarsi alle prime 10 province d'Italia. Sono tutte province caratterizzate da ampia presenza di filiere del Made in Italy, che dovremo sempre più utilizzare come termine di confronto.
I mercati di destinazione
Rispetto alla situazione di fine 2006, diventa assai più evidente l'"effetto-traino" della Germania: l'export trevigiano verso il mercato tedesco cresce infatti del 23,8% (contro il +5,7% del 2006). Un rapporto privilegiato, ma anche di dipendenza, da non sottovalutare. In realtà questo risveglio dei flussi verso il partner commerciale di sempre non deve far dimenticare variazioni export a due cifre che riguardano anche Spagna (+10,2%), Federazione Russa (+22,7%), Austria (+21%), Paesi Bassi (+16,4%), Grecia (+20,2%), Cina (+21,2%), Svezia (+15,8%), Polonia (+27,7%), per restare ai primi 20 Paesi di sbocco, ed escludendo le ormai classiche traiettorie dell'internazionalizzazione produttiva. Stante questa geografia dell'export, non si può dire che alle nostre imprese manchi capacità di diversificazione.
Le principali voci export
Spostando l'attenzione sulle principali voci merceologiche dell'export provinciale, è di rilievo il recupero dei
macchinari industriali: a fine 2006 questo settore aveva accusato una leggera flessione (-2,5% su base annua), mentre i dati di giugno mettono in luce una crescita delle esportazioni del 22,5%. Già si era ipotizzato, scorrendo i dati di dettaglio, che quella flessione potesse dipendere dalla concomitante chiusura di un ciclo di commesse occasionali in Paesi in Via di Sviluppo, piuttosto che da problemi di competitività. Questo risultato spazza via definitivamente ogni dubbio, distinguendosi non poco dal dato medio regionale (+13,2%). In valori assoluti, già con i primi 6 mesi dell'anno il settore supera la soglia del miliardo di euro per vendite all'estero, quando il dato complessivo per il 2005 ammontava ad un miliardo e 600. Il settore si conferma prima voce dell'export trevigiano, con un peso del 20,3%. Strepitosa la crescita in Germania (+126%), in Svizzera (+65%), in Cina (+53%) e negli Stati Uniti (+41%) con buona pace del cambio euro/dollaro.
Vanno molto bene anche i
mobili: +13,2% rispetto all'anno precedente, +23% rispetto a due anni fa (trend di medio periodo nettamente superiore alla media regionale del +9,7%). Dunque continua alla grande la crescita dell'arredo trevigiano già registrata nel corso del 2006.
Tendenti alla stabilità, ma pur sempre con segni positivi, le vendite di
calzature (+1,1%) e di
abbigliamento (+2,4%). Ma si ricorda che il comparto moda procede per stagionalità e registra solitamente i suoi "picchi" nel primo e nel terzo trimestre.
In miglioramento il trend delle esportazioni per i prodotti della
carpenteria metallica: +24,5% la variazione di giugno, +17,3% la variazione di fine 2006 (entrambe su base annua).
Buone notizie anche per l'industria
alimentare: l'export, assopitosi nel 2006 (+0,8%), ritorna a conoscere variazioni del +12%. Sufficiente per recuperare, in valori assoluti, i livelli raggiunti nel 2005 (168 milioni di euro).
Ottimi infine i risultati per due settori che hanno saputo accreditarsi in filiere internazionali di subfornitura: ci riferiamo all'industria dell'
automotive (+16,5%), che per Treviso vuol dire componentistica e carrozzerie; e all'industria della
gomma plastica (+12,5%).
I tassi di sopravvivenza delle imprese nel periodo 1999-2004
Qui di seguito si propone una prima analisi dei tassi di nascita, mortalità e sopravvivenza delle imprese per comparti e settori, con lo scopo di individuare quei settori nei quali una "vera nuova" attività di impresa
(nota 3) ha maggiori possibilità di successo.
Il tasso di sopravvivenza è calcolato in questo modo: preso a riferimento lo stock di nuove imprese al 1999 (T), viene monitorato negli anni successivi lo stato di attività di questo insieme di imprese. Le imprese ancora in vita all'anno T+n (nel nostro caso 2004) sono rapportate allo stock di partenza: in questo modo è possibile conoscere la percentuale di imprese sopravvissute per settore, dopo i fatidici primi 5 anni di start up
(nota 4).
In provincia di Treviso a 5 anni dalla nascita il 58,8% delle imprese nate nel 1999 sopravvive, per un totale di 2.227 imprese sopravviventi a fronte di uno stock iniziale di 3.786 unità; a livello regionale il tasso sale al 59,3% (12.836 imprese sopravviventi su 21.629 nate) per scendere al 54,6% per l'Italia (151.752 imprese sopravviventi contro 278.104 nate).
Nella provincia trevigiana dall'analisi per settori di attività si evidenzia che:
- l'industria in senso stretto registra un tasso di sopravvivenza nel periodo 1999-2004 pari al 62,4%: in valori assoluti delle 486 imprese nate ne sono sopravvissute 305. In particolare nel manifatturiero si possono distinguere i settori con i tassi più alti rispetto alla media, ad iniziare dalla gomma e materie plastiche (75,0%) dove delle 20 imprese iniziali ne sopravvivono 15, le calzature (72,2%) che vede resistere 13 delle 18 imprese nate, le industrie alimentari (72,0%) con 18 unità contro le 25 iniziali e la produzione e lavorazione di minerali non metalliferi (71,4%) che conta 15 imprese su 21 imprese nate nel 1999. Il settore degli autoveicoli e degli altri mezzi di trasporto è quello che presenta il tasso di sopravvivenza più basso (42,9%), delle 7 nuove imprese ne sono rimaste 3.
In valori assoluti è necessario sottolineare che il settore con il maggior numero di imprese nate nel 1999 è quello dell'abbigliamento con 107 nuove unità; nel 2004 ne risultavano sopravvissute 67 facendo registrare un tasso del 62,6%.
- Nelle costruzioni si evidenzia il tasso di sopravvivenza più alto pari al 63,2%. Delle 749 imprese nate nel 1999 ne rimangono in vita 473 alla fine del 2004.
- Il settore commercio presentava 1.092 nuove imprese nel 1999, di queste ne sono cessate 484 con un tasso di sopravvivenza pari al 55,7%.
All'interno del comparto si evidenzia il settore del commercio, manutenzione e riparazione di autoveicoli con un tasso di sopravvivenza di quasi 20 punti percentuali in più rispetto a quello medio (76,9%) con 40 imprese rimaste a fronte 52 iniziali.
- Nel settore dei pubblici esercizi delle 185 imprese nate se ne contano 108 a distanza di cinque anni con un tasso di sopravvivenza del 58,4%.
Infine nel comparto dei
servizi alle imprese e partendo dall'analisi per valori assoluti delle imprese nate e sopravvissute spicca il settore delle attività immobiliari dove delle 233 imprese nate ne sono rimaste 141 con un tasso del 60,5%. Il tasso di sopravvivenza più basso (49,0%) spetta all'intermediazione monetaria e finanziaria settore nel quale sono sopravvissute 47 imprese su 96.
______________________________
NOTE:
1 - In accordo con l'ISIC rev. 3, le industrie che producono beni o servizi relativi all'ICT sono:
- D 30 Macchine per ufficio, computer etc.;
- D 31.3 Fabbricazione di fili e cavi isolati;
- D 32 Produzione di radio, televisioni ed altri apparati per telecomunicazioni;
- D 32.1 Componenti elettronici;
- D 32.2 Televisioni, radio trasmittenti ed apparati di telecomunicazioni per telefonia e telegrafo;
- D 32.3 Televisioni, radio e apparati per la riproduzione del suono;
- D 33.20.1 - 20.5 Fabbricazione di strumenti e apparecchi di misurazione, controllo, prova, navigazione e simili, escluse le apparecchiature di controllo dei processi industriali;
- D 33.30 Fabbricazione di apparecchiature di controllo dei processi industriali;
- G 51.84 Commercio all'ingrosso di macchinari e attrezzature (ciò vale per gli anni 2004-2007, mentre per l'anno 2003 si fa invece riferimento al codice ATECO G 51.60)
- I 64.20 Telecomunicazioni;
- K 71.33 Noleggio di macchinari e attrezzature per ufficio, inclusi gli elaboratori;
- K 72.10 Consulenza per installazione di elaboratori elettronici;
- K 72.20 Fornitura di software e consulenza in materia di informatica;
- K 72.30 Elaborazione elettronica dei dati;
- K 72.40 Attività delle banche di dati;
- K 72.50 Manutenzione e riparazione di macchine per ufficio e di elaboratori elettronici;
- K 72.60 Altre attività connesse all'informatica.
2 - I dati al 2007 sono riferiti al periodo più recente disponibile: 30.06.2007.
3 - Per "vera nuova impresa" si intende un'impresa che nasce non per effetto di trasformazioni (scorpori, fusioni) di preesistenti attività. Similmente, per morte d'impresa si intende il reale evento di cessazione di attività, non seguito da trasformazioni (incorporazioni, o modifiche della forma giuridica).
4 - Sarebbe interessante anche analizzare anno per anno il tasso di sopravvivenza, per comprendere il periodo critico, entro il quale, per ciascun settore, si manifesta la più alta percentuale di mortalità: ma le elaborazioni ASIA ancora non si spingono a tanto a livello provinciale.